Bologna, Donsah esclusivo: "Sinisa, fammi rimanere"

Arrivato in Italia su un barcone, ha girato tanto. Ora il cuore batte solo per lui: "So che mi stima, è stato sempre leale"
Bologna, Donsah esclusivo: "Sinisa, fammi rimanere"© FOTO SCHICCHI
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BOLOGNA - Godfred Donsah, giocando in Belgio in pratica è come se tu fossi già in vacanza... 
"No, no, io sto ancora lavorando tutti i giorni". 
 
Ma la federazione belga non ha comunicato che il campionato non ricomincerà? 

"Non è detto, potrebbe rivedere la propria posizione, ora come ora sta facendo alcune riflessioni". 
 
Forse, perché l’Uefa ha minacciato di estromettere le squadre del Belgio dalle Coppe Europee? 

"Non lo so, fatto sta che alcuni club stanno pensando di poter riprendere anche gli allenamenti". 
  
Ti sento carico al di là dell’astinenza figlia del Covid, o è solo un’impressione? 
"Sono più che carico, qua al Brugge ho riacquistato convinzioni e certezze, e soprattutto il fatto di aver giocato tante partite di fila mi ha permesso di ritrovare quella continuità che per colpa degli infortuni in Italia avevo smarrito. La sai una cosa?". 
 
A cosa ti riferisci? 
"Non mi sono mai infortunato. Lo dico piano dopo tutto quello che ho dovuto passare, ma non ti nascondo di essere molto felice". 
 
Dai, ci hai regalato una grande notizia, Donsah che sta bene è importante anche per il Bologna. 
"Non stavo così da anni, ecco perché vorrei che il campionato ricominciasse domani. E’ come se il Brugge mi avesse ridato la vita". 
 
Che è cominciata,sul piano calcistico si intende, quando tu sei arrivato in Italia con un barcone dal Ghana. 
"Diciamo di sì". 
 
Perché diciamo? 
"Perché, non avendo il permesso di soggiorno, a un certo punto sono stato costretto a tornare nel mio Paese, fino a quando mio padre ha trovato un lavoro da magazziniere a Como". 

 
Spiegati meglio. 
"Mio padre, che era sbarcato in Italia nel 2007 con un altro barcone carico di immigrati, ha lavorato nei primi anni tra la Puglia e la Campania come contadino, coltivando campi di pomodori. Poi solo dopo essersi trasferito a Como mi ha consentito di arrivare in pianta stabile, si dice così vero, in Italia". 
 
Il Bologna voleva Duncan, che poi preferì il Sassuolo, di conseguenza Fenucci e Corvino decisero di andare su di te. 
"Fu una trattativa complicata, l’operazione si chiuse solo perché il Bologna mi volle fortemente. Ricordo che il presidente Giulini fece una grande resistenza prima di cedermi". 
 
Come alla fine accadde... 
"E così arrivai in quella che è diventata la seconda squadra della mia vita, in ordine di tempo. Scrivilo per favore".  

Puoi dirci cosa non è andato con Inzaghi? 
"Quanto Inzaghi sia bravo lo ha dimostrato quest’anno con il Benevento. Comunque, come ti ho detto sul conto di Delio Rossi, anche in questo caso le colpe sono state nostre. Mi sono fatto una domanda alla quale non ho saputo dare una risposta: o non abbiamo capito quello che Inzaghi voleva o non abbiamo creduto in quello che ci chiedeva di fare". 

 
Ammetterai che non è la stessa cosa... Poi con Sinisa è cambiato il mondo. 
"Era lui che avrebbe voluto per due volte portarmi al Torino". 
 
A proposito: sei stato tu a non voler andare o il Bologna che non ti ha dato? 
"La seconda volta non sono voluto andare io e anche per quanto riguarda la prima tutto sommato ero contento di restare a Bologna". 
 
Anche con Sinisa non è stato facile. 
"Ha sempre parlato con me con grande schiettezza, Mihajlovic ha una parola sola: in quei momenti aveva bisogno di uomini che gli potessero dare il 100% a livello fisico e io non ero in quelle condizioni. Avrei dovuto giocare con continuità per ritrovarmi, ma Sinisa non è che potesse aspettare Donsah, dovendo salvare il Bologna [...]". 

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