Sinner salta le Olimpiadi, Volandri racconta tutta la verità inedita

Il capitano azzurro, in conferenza, spiega come è nata la decisione di Jannik: le sue parole
Dalla nostra inviata Chiara Zucchelli
3 min

Il capitano azzurro, Filippo Volandri, ha spiegato ufficialmente come nasce l'assenza di Sinner alle Olimpiadi. Venticinque ore dopo l'annuncio che, inutile negarlo, ieri ha scosso la delegazione azzurra perché Jannik è il numero uno al mondo del tennis, oltre che la punta di diamante dello sport italiano, Volandri fa chiarezza. E con realismo racconta il perché della decisione di Sinner e racconta che tutto era pronto per accoglierlo. Poi il dietrofront comunicatogli non dal ragazzo, ma dal coach Vagnozzi.

Sinner salta le Olimpiadi, cosa ha detto Volandri

Queste le parole di Volandri: "Dispiace tanto, soprattutto per lu. Non abbiamo parlato, ma l'avvicinamento alle Olimpiadi  era stato programmato correttamente. Senza il numero 1 al mondo, ovviamente gli equilibri sono cambiati. Come capo delegazione e team leader qui chiunque vorrebbe avere il numero 1 del mondo in squadra - ha proseguito Volandri -. D'altra parte per il ragazzo dispiace, perché aveva pianificato questa Olimpiade. Se poteva essere gestita meglio dopo Wimbledon? Se capita l'intoppo cerchi di gestire l'intoppo e cerchi di fare il massimo. La stagione è lunga e sai che qualcosa puoi togliere, lui non voleva togliere l'Olimpiade. Dopo Wimbledon avrebbe potuto giocare un torneo su terra, poi non lo ha potuto fare, ma aveva pianificato una settimana di allenamento su terra. Anche senza Jannik sarà comunque l'Olimpiade dell'Italia, siamo qui con una squadra forte per riportare una medaglia nel nostro Paese. Certo, chiunque vorrebbe avere in squadra il numero uno al mondo, ma sono abituato a fare con quello che ho a disposizione. Sinner sposta gli equilibri, lui poi è un portatore sano di professionalità e cultura del lavoro. Perdiamo tutti il numero uno al mondo - ha ammesso Volandri - ma ci sono altri giocatori, come Musetti, che ha fatto la semifinale di Wimbledon. I ragazzi sanno che qui non giocano per loro stessi ma c'è una bandiera sulle spalle, come in Davis".

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA