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Conte e il Napoli, la magnifica ossessione

Il commento sulla squadra azzurra Campione d’Italia
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

3 min

Pubblicato il 24.05.2025, 08:11

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Lo scudetto che Antonio Conte ha vinto a Napoli ricorda, per certi versi, quello che aveva conquistato per la prima volta sulla panchina della Juventus, stagione 2011-12. Prima somiglianza: la sorpresa. Né quella Juve, né questo Napoli erano le prime candidate al successo finale. La Juventus di Conte aveva una difesa fortissima (appena 20 gol subiti, tredici in meno del Milan che arrivò alle spalle dei bianconeri) con Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, un centrocampo di livello internazionale (Vidal, Pirlo e Marchisio), ma davanti giocavano Matri e Vucinic, mai stati grandi cannonieri. In quel campionato il milanista Ibrahimovic segnò 28 gol, l’interista Milito 24 e il napoletano Cavani con l’udinese Di Natale 23. Per dire, Destro e Calaiò (Siena), Di Michele (Lecce) e Rigoni (Novara) segnarono più dei due attaccanti juventini che toccarono a stento la doppia cifra.

Secondo punto di contatto: la qualità del centrocampo. Il trio Anguissa-Lobotka-McTominay è probabilmente il miglior reparto centrale della Serie A, solo quello dell’Inter è sullo stesso piano. Terza somiglianza: gli attaccanti gran lavoratori ma non grandi bomber, in assoluto nel Napoli di oggi la fatica a far gol è notevole, la squadra campione d’Italia non ha un attacco da podio. Ma la quarta e ultima somiglianza è quella più forte: Conte ha conquistato lo scudetto del 2011-12 con i bianconeri e questo col Napoli per il lavoro della squadra, senza stelle (ne aveva una e gliel’hanno venduta a gennaio e, a dirla tutta, in quella Juventus qualcuno di stellare c’era) e con la forza del collettivo, una forza mostruosa, così da superare la distanza tecnica con l’Inter. 

Giocare una stagione senza le coppe è stato un vantaggio nella corsa allo scudetto, ma quando a Conte è mancato qualche titolare ha avuto una sola possibilità, cambiare modulo. Ci sono l’ardore, la grinta, la fame, la cazzimma e l’ossessione di Antonio Conte in questo trionfo. Gli appartiene come è appartenuto a Luciano Spalletti quello precedente. È differente la loro espressione calcistica, non i loro modi di lavorare. Vivono per vincere e ce l’hanno fatta, a Napoli, il posto più bello per conquistare lo scudetto. 

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